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di scena 

04/05/2018, 01:14



LA-CUCINA-DI-ARNOLD-WESKER-AL-TEATRO-ELISEO
LA-CUCINA-DI-ARNOLD-WESKER-AL-TEATRO-ELISEO


 "PER ME LA CUCINA È UNA METAFORA DELLA VITA SOCIALE, MA È ANCHE UN POSTO DOVE SI PUÒ VEDERE QUALCOSA DI BELLO: IL LAVORO DI SQUADRA, L’IMPOSSIBILE INSIEME DI UOMINI CHE LAVORANO IN EQUIPE… È UN LUOGO DI NOTEVOLE BELLEZZA." VALERIO BINASCO



Regia di Valerio Binasco
Scene Guido Fiorato, 
Costumi Sandra Cardini, 
Luci Pasquale Mari, 
Regista assistente Simone Luglio, 
Musiche Arturo Annecchino

Dopo il grande successo di critica e pubblico ottenuto alla sua prima nazionale, il 18 ottobre 2016 e per le successive settimane di permanenza sul palcoscenico della Corte, lo Stabile di Genova ripropone per la stagione 2017/18, "La cucina" di Arnold Wesker, spettacolo prodotto dal Teatro Stabile di Genova.Il cast de "La cucina" è composto da ventiquattro attori (quasi tutti sotto i 30 anni) provenienti dalla Scuola di Recitazione dello Stabile, così come il regista Valerio Binasco, il quale, a proposito della commedia di Wesker annota: «La cucina è una commedia scritta per farvi vedere dei cuochi al lavoro e per mostravi quanto è duro e feroce il loro lavoro, eppure quanto è bello. Vedremo da vicino la violenza che nasce dalla convivenza forzata di persone straniere. Vedremo come l’Europa (ovvero il Mondo) del primo dopoguerra sia così simile al nostro tempo».Siamo all’alba di una nuova giornata di lavoro in un grande ristorante, non nella sala da pranzo ma dietro la facciata, nelle cucine. Qui i protagonisti sono i cuochi, i camerieri, gli sguatteri, al lavoro in uno smisurato labirinto di fornelli, pentole, padelle e utensili. È qui, nell’attività frenetica, nel ritmo febbrile, fra litigi, pregiudizi ed equilibri difficili, che s’intrecciano le storie, le frustrazioni, le passioni, le gelosie del personale multietnico al lavoro.La cucina è il mondo intero, con i suoi tempi, le sue regole ed il suo cinico pragmatismo in cui tutti noi proviamo a sopravvivere. Per prepararci - prosegue Binasco - sia io che gli attori ci siamo intrufolati nelle cucine di alcuni grandi ristoranti, un mondo a parte che è stato straordinaria fonte di ispirazione. Wesker rappresenta la cucina come un mondo disumanizzante, perché il suo primo obiettivo era la denuncia sociale sulle condizioni di lavoro. Per lui, che voleva affermarsi come "poeta del popolo", la cucina è un brutto posto, è la metafora della fabbrica. Io, invece, penso che non sia un brutto posto e che le persone che lavorano lì rappresentino - come in una miniatura - l’intera umanità. Per me la cucina è una metafora della vita sociale, ma è anche un posto dove si può vedere qualcosa di bello: il lavoro di squadra, l’impossibile insieme di uomini che lavorano in équipe... è un luogo di notevole bellezza. Involontaria, certo, ma pur sempre bellezza. Il nostro compito è quello di catturarla e per me il Teatro contiene di per sé un messaggio di pace, sempre.Il londinese Arnold Wesker, scomparso nel 2016 all’età di 84 anni, è stato uno dei protagonisti del teatro inglese del secondo ’900 ed uno degli autori più prolifici, tanto da riuscire a creare quarantaquattro testi per la scena in cinquant’anni di attività. Rappresentata per la prima volta nel 1957, quando il suo autore aveva solo venticinque anni, "La cucina" resta a tutt’oggi, la sua commedia più rappresentata.
27/03/2018, 22:19

teatro



debutta-in-prima-nazionale-DON-GIOVANNI-di-Molière-con-la-regia-di-Valerio-Binasco.


 Al Teatro Carignano di Torino, martedì 3 aprile 2018



 da questo link: 
https://www.dropbox.com/sh/ghlx7jkubmea9al/AACC4syTBUcpZ1jrN5UQw4v7a?dl=0 
potete scaricare 
_i seguenti servizi televisivi e radiofonici sullo spettacolo: 
Rai 3 "Chi è di scena", Rai 5 "Save the date", Sky Tg 24, Rai 3 Trg, Radio Rai Gr3, Radio 3 Suite, Rai 1 "Applausi" 
_le recensioni uscite ad oggi 
_il book del making of che gentilmente ha realizzato per tutta la Compagnia il fotografo Donato Aquaro. 

TEATROCARIGNANO 
 3 - 22 aprile2018 ’ Prima nazionaleDON GIOVANNIdi Molièreregia ValerioBinascocon (in ordine alfabetico): 
Vittorio Camarota,Fabrizio Contri, Marta Cortellazzo Wiel, Lucio De Francesco,Giordana Faggiano, Elena Gigliotti, Gianluca Gobbi, NicolaPannelli, Fulvio Pepe,Sergio Romano 
 scene GuidoFiorato 
 luci PasqualeMari 
 costumi SandraCardini 
 musicheArturo Annecchino 
Produzione Teatro Stabiledi Torino - Teatro Nazionale   

Valerio Binasco, nuovo Direttore artistico del Teatro Stabile diTorino, è un regista che ha saputo imporre una cifra stilistica di grandeoriginalità, mantenendo al contempo il rispetto per i testi che mette in scena,senza che questo costituisca un ostacolo al coinvolgimento degli spettatori:«Quel che provo a fare, è mettere insieme quello che come regista e attore hoimparato da diverse fonti, dai maestri, dalle esperienze passate. Oggiavvertiamo un’urgenza sacrosanta: ossia di recuperare il rapporto con ilpubblico. Per questo, dobbiamo fare l’impossibile per renderci comprensibili,per emozionare ogni spettatore, per non farlo sentire "estraneo" rispettoall’opera».Don Giovanni (interpretato da Gianluca Gobbi) è il leggendarioseduttore, mito della letteratura europea, simbolo non soltanto dei trionfi edelle ceneri dell’eros, ma anche della rivolta della libido contro le remoredella teologia. Comparso per la prima volta nel dramma di Tirso de Molina Elburlador de Sevilla y Convidado de piedra, è con Molière che acquisiscespessore e si traduce in mito della letteratura europea. Il 1665 è l’anno diuna nuova offensiva del drammaturgo francese contro la morale dei benpensanti,cui seguirà una nuova, violenta risposta da parte del "partito dei devoti".L’occasione si presenta con la sua nuova opera teatrale, Don Giovanni,che riprende il tema della religione già affrontato nel Tartufo. Lacommedia, in cinque atti in prosa, è strutturata in modo tale da far convergeretutte le scene sulla figura del protagonista. Molière seziona il tema dellareligione e della sua funzione nella morale e nella società. Il suolibertinaggio non è che una declinazione estrema della ricerca di libertà:anche nel momento in cui tale ricerca sfocia nell’ateismo e blasfemia noncontraddice mai la figura dell’eroe-criminale solitario, che orgogliosamenteosa portare la sua sfida anche contro Dio.La difesa dei principi della religione e delle verità della fedeviene assunta da Sganarello (interpretato da Sergio Romano), servitoreridicolo, che svilisce gli argomenti che tocca, inducendo a una caricaturaleconfusione tra religione e superstizione. Neanche la figura del Convitato dipietra, né il finale morale imposto dalla tradizione, riescono a riequilibrarela propensione degli spettatori verso l’immagine del libertino, immorale edempio. 

Note a marginedell’allestimentodi Valerio Binasco

Con questo Don Giovanni ci allontaniamo dallatradizione recente che ci ha abituati (anche con allestimenti molto belli epaludati) a un protagonista emaciato, pre-esistenzialista, malinconico e cerebrale,in linea con le riletture novecentesche di DonGiovanni.  Così a partire dal protagonistaho deciso di lasciar perdere il Cavaliere Spagnoleggiante della primatradizione, così come la figura vampiresca e tardoromantica che fu cara agliintellettuali del secolo scorso.  Perquanto mi riguarda si tratta solo di divagazioni lontane da quella cosa che iochiamo ’vita’ - per mancanza di terminologia più precisa - e che mi ostino aricercare in teatro, anche contro l’evidente contrarietà di certi testi e deiloro autori.Cosa cerco? Cerco proprio Lui, il protagonistadi questa storia, come posso immaginare che sia stato PRIMA che nascesse la sualeggenda e la sua letteratura.  Lo cerconella vita, più che nel testo. Se lo cerco nella tradizione, Don Giovanni nonc’è, c’è un fantasma letterario al suo posto. Se lo cerco nella realtà che mi sta intorno, Don Giovanni è poco più diun delinquente, un autentico delinquente, non un borghese che si atteggia. È ilrisultato di un eccesso di desideri compulsivi e viziosi, che egli coltiva conil preciso scopo di stare BENE con se stesso, e non di autopunirsi in modoestetico (come nella tradizione vampiresca novecentesca), né di fare larivoluzione culturale.  Ma con unacaratteristica in più, che sembra però una caratteristica in meno, ma non lo è:la propria scarsa consapevolezza di chi egli sia realmente nell’anima. Questosuo ’non percepirsi’ nel profondo, questo rifiuto a priori di considerare degnodi interesse la coscienza di sé, è una condizione psicologica moltocontemporanea, teatralmente interessante, poco indagata.  

FOTO DELLE PROVE DEL "DON GIOVANNI"

 ©PHOTO DONATOAQUARO
            
Dasinistra Gianluca Gobbi, Sergio Romano

foto copertina:  PROVE DEL "DON GIOVANNI" 
 ©PHOTO DONATOAQUARO
 Gianluca Gobbi



17/02/2018, 21:32

concerto



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 concerto per pianoforte solo Auditorium Parco della Musica, Roma 2 MARZO ore 21.00



http://www.auditorium.com/eventi/marzo Auditorium Parco della Musica - Roma 

Sala Teatro Studio - Gianni Borgna.

Venerdì 2 marzo 2018 ore 21,00


arturo annecchino - piano solo

lada’ns


Un appuntamento con le memorie sonore che più profumano la nostra mente e il nostro cuore. Un linguaggio che sa combinare con sapienza solarità e introspezione.

suono olofonico a cura di fabio brugnoli e michele fiori
visual designer nina khaldi
quadro di alice sforza e arturo annecchino

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organizzazione 
lara maroni per iCompany 
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Roma, Auditorium Parco della Musica, Via Pietro de Coubertin, 30
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